Aspetti dello Yoga 3

Pulizia interiore e contentezza

 “Chi sono io?” domanda impegnativa oppure no? Penso che la maggior parte di noi ci rendiamo conto che siamo qualcosa di più del nostro nome, il nostro lavoro, la nostra posizione sociale e le nostre emozioni. Ma chi siamo allora? E come facciamo a scoprire i meandri del nostro essere?

Possiamo probabilmente concordare che la nostra persona, l’io, è la base e il punto di partenza della nostra vita. E che tutto ciò che viviamo, lo viviamo attraverso la nostra medesima persona. Quindi, noi; il nostro corpo, la nostra mente, la nostra coscienza, sono il contenitore di ciò che viviamo, costituiscono il mezzo per vivere la vita.

Come vogliamo vivere la vita? Abbiamo veramente una scelta oppure è tutto un puro caso? Vediamo persone che apparentemente hanno tutto ciò di cui hanno bisogno, eppure sono depressi. Incontriamo altri che non hanno niente materialmente e sono anche malati, ma sprizzano di gioia e riescono pure a dare conforto a chi ha meno problemi di loro.

Ovviamente c’è qualcosa che cambia fra l’uno e l’altro, e forse possiamo chiamarla attitudine. Ma l’attitudine può sembrare innata, difficile da cambiare.

Lo Yoga ha messo a nostra disposizione dei mezzi molto abili per cercare di rendere la nostra vita ancora meglio dal nostro punto di vista, trovare maggiore armonia.

Patanjali, che nei suoi Yogasutra ci ha fornito la spiegazione dello yoga degli otto livelli, Astanga Yoga, ha dato molta importanza allo sviluppo personale e enfatizzato il lavoro su se stessi. Il secondo degli 8 livelli, è Niyama e può essere tradotto come restrizione e atteggiamento verso noi stessi. Il primo degli 8 livelli è Yama che è invece l’attenzione verso gli altri.

Patanjali ci invita a lavorare su di noi per ottenere una maggiore chiarezza mentale e migliorare lo stato fisiologico, per permetterci di diventare più equilibrati e infine raggiungere uno stato elevato di consapevolezza. Possiamo dire che lo Yoga ci accompagna in questo processo dinamico.

Niyama, l’atteggiamento verso noi stessi, è basato su una maggiore attenzione a come viviamo, cosa sentiamo e dove siamo nel nostro sviluppo personale, fisico ecc. Ma come si può intraprendere una tale attenzione? Patanjali ha elencato 5 punti importanti(ricordiamoci che è tutto indicato come un processo graduale, da non esagerare, e anche accettare che non possiamo fare “tutto subito”.)

Shauca l’igiene e la purificazione del nostro corpo

  1. Samtosha  contentezza: la capacità di sentirci a nostro agio con ciò che abbiamo
  2. Tapas austerità: eliminazione di impurità attraverso abitudini equilibrate
  3. Svadhyaya studio: e la necessità di rivedere i nostri progressi
  4. Ishvara-pranidhana devozione: il rispetto nei confronti di una intelligenza superiore

Il primo punto, la purificazione, è una chiave fondamentale per la pratica dello Yoga. Cominciamo con il nostro corpo fisico, la nostra igiene è importante, essere puliti e sentirsi puliti, già l’atto della pulizia, crea uno stato più leggero e fresco nella nostra mente, (ricordiamoci che l’esagerazione in ogni campo può creare nuovi problemi).Puliti dentro e puliti fuori, l’igiene si protrae anche sull’esterno, nel nostro ambiente circostante.

Il secondo punto è la contentezza, il desiderio di ciò che non abbiamo, crea molta tensione e frustrazione. Se riusciamo a vedere ciò che è positivo nella nostra vita, anche se in quel momento sembra particolarmente buio, cambiamo un poco la nostra attitudine. Se ci sforziamo un po’ ogni giorno, lentamente cominciamo a vedere le cose in un’altra luce. Così arriviamo al terzo punto, l’austerità; parola impegnativa e poco compresa nell’occidente. Cerchiamo di capire cosa intendeva Patanjali, l’interpretazione di un grande maestro Krishnamacharya (che veramente ha vissuto lo Yoga nella sua lunga vita), è “L’eliminazione delle impurità nel fisico e nella mente attraverso abitudini equilibrate come il sonno, l’esercizio fisico, il cibo, il lavoro, il riposo.”

Un poco per volta possiamo cominciare ad allenare la mente ed il fisico, per cambiare la nostra attitudine verso noi stessi.

Il quarto punto è lo studio, aiutati da una guida possiamo intraprendere un cammino profondo e trasformativo. E’ molto importante studiare se stessi, ascoltarsi, cercando di venire sempre più in contatto con ciò che siamo. Lo studio si protrae per tutta la vita, il nostro essere non cessa mai, né di stupirci, né di interessarci; lentamente procediamo sempre di più in profondità.

Patanjali conclude i niyama con la devozione; interpretato da Krishnamacharya, “Il rispetto nei confronti di una intelligenza superiore ovvero l’accettazione dei nostri limiti in relazione a Dio, l’Onnisciente.” Nello studio di se stessi arriviamo prima o poi ad un aspetto profondo spirituale, lo yoga non ci dice che dobbiamo seguire una religione precisa, indica semplicemente che nel nostro essere c’è un aspetto spirituale da prendere in considerazione, se vogliamo guardarci.

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